ItaliaNostra– ONLUS
Associazione Nazionale  per la Tutela del
Patrimonio Storico, Artistico e  Naturale
Sezione di Lamezia Terme
Presidi di Falerna e Tiriolo
Comunicato stampa

LA LATITANZA DEI SINDACI
CONTRO L’EOLICO SELVAGGIO NEL PARCO DEL REVENTINO

A 4 mesi dalla lettera inviata da Italia Nostra ai sindaci del comprensorio del Reventino, per esortarli a prendere posizione contro la progettata installazione di un grande impianto eolico in quello che dovrebbe diventare un parco regionale, ci rammarica che soltanto il Comune di Soveria Mannelli, sui 19 interessati, abbia dimostrato sensibilità verso il problema. Infatti il 28 giugno il Consiglio comunale, appositamente convocato, ha deliberato di aderire all’appello di Italia Nostra, esprimendo “preoccupazione e protesta per la possibile installazione di pale eoliche sul territorio della Comunità del Monti Reventino-Mancuso-Tiriolo, da tempo in predicato per divenire Parco regionale, in ragione delle sue caratteristiche di bellezza paesaggistica e della sua vocazione turistica, che risulterebbero fortemente penalizzate da un impianto a forte impatto ambientale quale quello per la produzione di energia eolica”. Il Consiglio si è impegnato altresì a “richiedere a tutti gli organismi preposti che l’area della Comunità Montana venga risparmiata da un possibile scempio ambientale e dagli effetti devastanti sul paesaggio che si sono avuti in altri territori vicini, quali quello compreso tra i Monti di Maida e Cortale”.
Il silenzio delle altre amministrazioni e della stessa Comunità Montana all’appello di Italia Nostra ha suscitato delusione e rammarico oltre che il sospetto che nessuna sensibilità ci sia nei sindaci per prevenire, prima che il danno sia fatto, un possibile scempio di un territorio di altissimo valore ambientale.
Ricordiamo che Italia Nostra, Associazione Nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione, non è pregiudizialmente e ideologicamente contro l’eolico.
Siamo contro l’eolico selvaggio, contro il colonialismo eolico, contro l’eolo-mafia, contro il mega eolico, così come viene oggi proposto, che, per fornire un insignificante contributo alla risoluzione del problema energetico, produce un’inaccettabile distruzione del paesaggio.
Lo siamo in nome dell’art. 9 della Costituzione che recita: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”.
Beni culturali e paesaggio sono un patrimonio da tutelare in modo rigorosamente unitario.  Il precetto di una ‘tutela’ del patrimonio storico e artistico e del paesaggio è un’attribuzione pervasiva della repubblica che ne ricava il profilo essenziale e anzi il modo stesso di essere.
Questa funzione identitaria del patrimonio culturale e del paesaggio è esplicitata ulteriormente nel “Codice dei beni culturali e del paesaggio” del 2004. Il patrimonio culturale, artistico e storico e il paesaggio sono visti come l’impronta della memoria, della storia e dell’essenza stessa della nazione.  Il paesaggio – come ha scritto Benedetto Croce – è “il volto della patria”. Chi è stato eletto per amministrare un comune non può sottrarsi a questo obbligo costituzionale che impone di preservare la memoria e l’identità della Nazione e di tutti i nostri paesi. Quanto appena detto sul Codice rispecchia in modo totale, parola per parola, una sentenza della Corte Costituzionale dell’ottobre 2007.
L’art. 9 della Costituzione e il Codice dei beni culturali  nel dire che la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” dichiarano un rapporto di primazia rispetto agli altri interessi, pubblici o privati. Indicano uno speciale ‘status’ del patrimonio culturale e del paesaggio, eredità di affetti e di memoria pari a lingua e storia, parte integrante e irrinunciabile dell’identità nazionale, termine di riconoscimento di questa identità.
Come fanno a non rendersi conto sindaci e amministratori del danno grave e irreparabile al paesaggio nel territorio calabrese con altopiani e creste montuose devastate da centinaia di torri alte fino a 70-80 metri, dalle enormi pale d’acciaio? Come si giustificheranno con le future generazioni a cui consegneranno un paesaggio aggredito, stravolto, ferito di cui dimostrano di non avere la percezione del valore storico e culturale?
Quale giustificazione possono addurre poi quei sindaci che favoriscono, alla cieca e senza consultare le popolazioni, la realizzazione di impianti di macro eolico senza la certezza di una corretta valutazione sia delle convenienze economiche che dell’impatto ambientale?
Questi sindaci non possono disconoscere che nel Codice del 2004 c’è un punto qualificante e irrinunciabile. Ossia: la tutela del paesaggio è la priorità assoluta rispetto anche alla gestione del territorio che viene dopo. Questa è seconda rispetto al valore ‘Paesaggio’ che è primario. Tutte le volte, dunque, in cui c’è un conflitto tra la tutela del paesaggio e il governo del territorio, è la prima necessità che ha la meglio. Sostengono questa tesi non solo il nostro presidente nazionale Giovanni Losavio, che è giudice di Cassazione, ma un insigne giurista quale Giuseppe Severini, lo storico Giuseppe Galasso, due celebri urbanisti quali Pier Luigi Cervellati e Vezio De Lucia, uno storico dell’arte internazionalmente conosciuto come Salvatore Settis, e ancora scrittori celebri quali Andrea Zanzotto, Dacia Maraini, Raffaele La Capria, Corrado Augias, uno dei più importanti storici della letteratura cioè Alberto Asor Rosa, il premio Nobel Carlo Rubbia, e ancora l’archeologo Andrea Carandini, Gianni Mattioli, Francesco Scoppola e tanti altri. Tutti nomi illustri, ma che portano pochi voti. Perché in Italia cultura e sapere scientifico contano poco. Ricordiamo che durante l’ultima campagna elettorale la tematica di cui stiamo trattando è stata pressoché assente in tutti i partiti. La casta politica italiana un po’ per rozzezza culturale, un po’ per conflitti di interesse preferisce far finta che il problema non esista.
Occorre, quindi, che ci sia una forte presenza delle associazioni e dell’opinione pubblica affinché si stimolino istituzioni e partiti ad applicare nel modo più rapido ed efficace il Nuovo Codice e a non piegarsi agli interessi delle aziende industriali eoliche, degli industriali del vento che continuano a confondere addirittura il lessico, denominando ‘parco eolico’ quello che invece è un vero e proprio insediamento industriale.
Italia Nostra, dati alla mano (giugno 2008), è in grado di dimostrare l’assoluta inconsistenza fino ad ora dell’apporto energetico eolico in Italia. Sono infatti 2943 gli impianti installati, distribuiti soprattutto nel Centrosud, impianti che garantiscono circa l’1,1% del fabbisogno nazionale rispetto ad un incremento dei consumi del 2,4. Si tratta di torri impiantate per lo più in un territorio fortemente antropizzato e in contesti naturali di grande pregio, con danni incalcolabili al paesaggio ed al turismo del nostro Paese. Il rapporto dell’Anev vede in testa la Puglia con 658 impianti. Seguono la Sicilia con 631, la Campania con 606, la Sardegna con 370, l’Abruzzo con 244, la Basilicata con 180 e il Molise con 136. Sfruttamento del vento più ridotto per ora in Calabria con 58 impianti, in Toscana con 20 impianti, nel Lazio con 15 e in Liguria con 11.
Senza parlare del fatto che l’eolico è diventato un business altamente speculativo per Cosa Nostra e ‘Ndrangheta che hanno scoperto l’affare nel torbido scenario speculativo che avvolge e sostiene l’assalto dell’eolico selvaggio in Italia.

Vincenzo Villella
Presidente Sezione Italia Nostra
di Lamezia Terme